[ deathmask ]
venerdì, 28 marzo 2008:
CancerNoDeath in mission at 15:53
Quello che - prima ancora di perplimermi - mi infastidiva oltre ogni dire della scelta del Pontefice erano tutte quelle presenze all'infuori di me.
Quattro Saint in missione, di cui due mocciosi sprovveduti, che hanno imparato da due giorni a reggersi in piedi dopo un addestramento per bambocci atleti! Zavorra, un freno, un impaccio ben più che indesiderato!
Serrai freneticamente il pugno, sentendomi ribollire per qualcosa di più che semplice fastidio; quattro significa tre di troppo. Quattro è un implicito insulto alla mia potenza. Soltanto io sarei bastato per occuparmi di qualsiasi tipo di complicazione; non era certo la prima missione per la quale fossi stato scelto, il Gran Sacerdote era rimasto impressionato dalle mie capacità, e mai aveva avuto modo di ricredersi. Era umiliante ritrovarsi con dei compagni di viaggio.
Certo discutere sugli ordini non portava a niente. Ma di collaborare con questi impiastri - intrusi, né più né meno, nel compito principale di cui sono investito e nella mia procedura - non ne avevo la benché minima intenzione.
L'aria ribolliva di segreti e di fitto mistero, insieme ad una forza, un potere straordinari che mai prima di allora avevo percepito con tanta intensa brutalità; era uno scontro di cosmi violenti.
Un tripudio di forze.
Nulla era al pari della Forza, e lo sapevo bene, fremevo dal desiderio di essere io a vedermela con il suo proprietario, chiunque egli fosse, qualsiasi forma egli avesse. Le teste sulla mia parete non erano ancora abbastanza, e in mancanza di spazio c'erano ancora il pavimento e il soffitto.
Me ne resi conto con un brivido di gioia mentre attraversavamo il mare: il mio sarebbe stato, questa volta, un trofeo immenso, eccezionale - anche le auree divine erano in tumulto.
E di sicuro il vincitore sarò io, c'era da scommetterci.
Affari del Sacerdote, se sarà soltanto uno a rientrare - ma a testa alta.
"E così questo è il tempio di Poseidone?" chiese Milo dello Scorpione, la bocca socchiusa per l'ammirazione della magnificenza di ciò che aveva innanzi.
"Così pare." fu la laconica risposta del Saint dell'Acquario, che, almeno, aveva di buono che parlava poco.
Aphrodite dei Pesci non sembrò considerare la domanda degna di una risposta, e si limitò a lanciare al Saint dello Scorpione un'occhiata di compatimento, certamente non rassegnato; non aveva intenzione di portare pazienza e sopportare ingenuità fuori luogo. Da quello sguardo mi sembrò di comprendere che - come al solito -, trovavamo entrambi molto avvilente la presenza dei due bambocci.
Ebbi la conferma che almeno il Saint dei Pesci non mi avrebbe disturbato. Meglio di niente.
Scrutammo l'imponente facciata dinnanzi a noi per qualche minuto, concentrati sulla sua massiccia austerità - nonostante non fosse più completamente integra.
Percepivo chiaramente che il tempio - la sua essenza sacra - rispecchiava la stessa, violenta, furiosa indignazione che si coglieva nel mare, poco prima.
Era strano che Poseidone fosse coscente; ero convinto che fosse stato sigillato e costretto al sonno dalla dea Athena; evidentemente, da qualche parte, lui era tornato.
Ma non era il nemico della situazione - non ancora. Non aveva intenzione di contendersi con Athena qualche predominio, costringendo il mito a riprendere connotati reali.
Ora era come un imperatore ferito che domandava aiuto alla più vicina autorità - per quanto avversaria.
"Credo di avere trovato il problema." annunciò Milo, che, nel mentre, aveva iniziato per primo a girare attorno alla struttura, in esplorazione.
Lo raggiungemmo; sul lato dell'edificio giaceva una colonna dorica, distrutta da un violento crollo, sulla quale tuttavia si riusciva a leggere, chiaramente, la prima parte di una frase, che proseguiva su quello che restava delle metope, liscie.
E' necessario: anche sui falsi dei devo esercitare la giustizia di Dio, perché ogni uomo possa vivere senza timore.
Era un chiaro affronto alla divinità. Era chiaramente una minaccia e una sfida.
Era alla stregua di una bestemmia.
"Abbastanza di pessimo gusto." commentò Aphrodite, con una smorfia che amplificava il concetto da lui espresso.
"Parecchio. Siamo qua per indagare su questo blasfemo deliro, suppongo."
Esplosi a ridere, fragorosamente.
"Sarà mio piacere insegnargli la vera essenza della Giustizia!"
Sentì le mie labbra incresparsi in un sogghigno compiaciuto ed elettrizzato; non vedevo l'ora di potere mettere le mani su quell'avversario che si era spinto fino alla peggiore empietà per firmare la sua condanna a morte. Ammirevole per la sua audacia e per la grandezza che emanava. Ma chi ostenta una giustizia alternativa si mette contro Athena. Chi si mette contro Athena, si mette contro alla Giustizia.
E la Forza è l'unica Giustizia che meriti di essere difesa.
[ camus ]
mercoledì, 09 gennaio 2008:
AquariusNoCamus in mission at 19:35
I santi d'oro la tradizione li voleva inviati in missione a coppie, nei casi più gravi. E il Grande Sacerdote di Atena aveva inviato quattro gold saint. Un terzo del Santuario. Lasciando scoperte le difese in Terra Santa.
O la minaccia Hades si era indebolita, ed egli aveva ottime ragioni per ritenerlo, o c'era un pericolo che richiedeva la priorità.
Quattro gold saint.
Quattro uomini seduti gli uni di fronte agli altri, a due a due, in una sala d'attesa.
Un terzo del Santuario.
Insieme possedevamo la forza sufficiente per spaccare in due un continente.
Settanta chilometri da percorrere, nessuno li voleva fare a piedi, l'inefficiente rete di trasporti greca non ci aiutava. Ma il mare decise. Fu per mare che andammo. Il mare delle rovine violate del tempio di Poseidon mugghiava, cupo, ma ci lasciò passare.
"Che cos'hai da guardar sotto?"
Sollevai lo sguardo. Milo passeggiava baldanzoso sul ponte, nonostante il cielo bigio che avrebbe depresso chiunque altro. A parte me. Chinato sul parapetto, lo sguardo perso tra i flutti, sembravo interrogare il mare. Lo sentii percepire il mio stato d'animo, qualsiasi esso fosse. Si fece più serio. Aspettò di raggiungermi, per parlare.
"Anche il mare sembra ardere di un suo cosmo. Non è un cosmo amichevole. Ma ci sta autorizzando a passare."
"Lo so."
Aveva detto quello che avevo pensato anch'io. Confermai, con un cenno del capo.
"Poseidon è sempre stata una divinità avversa ad Atena. Spesso hanno gareggiato, o combattuto su fronti opposti. Questo suo cosmo non è esente dagli stessi sentimenti."
"Lo penso anch'io" confermai, dopo che ci lasciammo circondare da quello stesso cosmo di cui parlavamo, con cautela. Ci percepivamo a vicenda, non eravamo aggressivi. Eppure nessuno dei due lasciava penetrare l'altro. Eravamo impermeabili. Io, lui, il mare. C'era un clima teso. Colpa dei toni grigi dell'orizzonte? "Eppure ci sta autorizzando a passare. Ci considera amici. Se non amici, qualcosa di più accettabile di..."
"Di?"
Esitai.
"...quacos'altro."
Milo rimase in silenzio, dopo quest'affermazione. Non accennò più una parola, per qualche tempo ancora.
"Eeh. Insomma. Vedremo. Hai visto Death Mask e Aphrodite?"
"No" risposi immediatamente, con un gesto annoiato. Erano la presenza di cui meno mi curavo, al momento. Milo sogghignò - fuori luogo, mi parve. Cercai di ignorarlo.
"Non fare il ghiacciolo. Ci aspetta una lunga e serena convivenza tra buoni amici."
"Ho qualche dubbio a proposito. Sia sul serena che sul lunga."
Quattro gold saint. Quattro gold saint accolti dal cosmo del mare offeso dall'empietà verso il divino Poseidon. Talmente offeso che aveva accolto i santi guerrieri al servizio della dea rivale. Dea rivale, ma sorella, la stessa onta da lavar via. Il cosmo del mare ci accolse. La nostra destinazione non era capo Sounion, capo Sounion dell'offeso Poseidone, poco più in alto dovevamo spingerci. Ma la strada rimasta, ormai, era breve.
[ milo, prima missione ]
lunedì, 07 gennaio 2008:
ScorpioNoMilo in mission at 01:25
"Ci siamo tutti?"
"Manca Milo."
"Non manco affatto, sto scendendo" Li sentii sbuffare, poco distante e mi affrettai. C’erano già tutti e tre, pronti alla partenza sotto al sole caldo di Atene. Era una splendida giornata e a dire le cose come stavano, fremevo per partire.
”Ah, ce l’hai fatta, alla fine, complimenti” DeathMask mi salutò per primo e il mezzo sorriso di Aphrodite sottolineò il suo sarcasmo, quando feci la mia comparsa da dietro
Sogghignai. “Ero fermo da te, Cancer, pensavo ti servisse aiuto.”
”Che spirito”
Con esasperata lentezza, adesso, scesi un gradino alla volta, fino a loro.
”Dai, Milo, su.” Camus mi raggiunse solo per spostarmi di peso in avanti, esasperato. Ero davvero sollevato dal fatto che ci fosse anche lui e non opposi resistenza, mentre mi spingeva verso gli altri due. ”Dobbiamo essere sul posto il prima possibile.”
Era vero. Il Grande Sacerdote, quando aveva convocato noi quattro, il giorno prima, aveva parlato con gravità ed di quello che aveva sconvolto la regione negli ultimi giorni. Qualche deficiente dotato di un ampio Cosmo e di un consistente potere aveva avuto la magnifica idea di violare sacri templi dell’area intorno ad Atene, allargandosi man mano nell’Attica.
Per prime erano state colpite le rovine del Telesterion dedicato a Demetra, ad Eleusi; poi era toccato al tempio di Athena Partenos e i messaggi da Atene avevano messo in allerta Arles. Il nostro intervento sarebbe dovuto essere mirato al Partendone, alla ricerca del nemico o di qualcosa che ci avrebbe messo sulle sue tracce. Ma nelle ore immediatamente successive i resti del tempio dedicato a Poseidon a Capo Sounion erano stati violati con efferatezza inaudita. L’obiettivo della nostra missione era stato spostato in fretta.
Quattro Gold Saints erano abbastanza per tirare giù dal trono anche Hades in persona, per quel che mi riguardava. Per strigliare l’idiota che aveva osato tanto sarei bastato anche io da solo. E avevo giusto voglia di sgranchirmi le dita.
Quattro Gold Saints, però, erano abbastanza per attirare l’attenzione degli eventuali avversari, quanto di coloro che del Mondo Segreto di Atene non avevano mai sentito parlare.
Era per quello che Arles aveva insistito per spedirci in quell’appartamento a Capo Sounion, come perfetti locali, per tenere sotto controllo la zona senza dare troppo nell’occhio.
Quando Arles ce l’ha comunicato sono quasi scoppiato a ridere. E senza avere ancora visto la faccia sgomenta di Aphrodite.
